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Pasqua 2016 Alla Comunità Parrocchiale in occasione degli auguri pasquali. Come augurio e programma per la vita cristiana.

Pasqua 2016

Alla Comunità Parrocchiale in occasione degli auguri pasquali.

Come augurio e programma per la vita cristiana.

Carissimi,

stiamo vivendo giorni di testimonianza: cerchiamo di offrirla

ed offrirla in forma efficace.

Cerchiamo di educare noi e gli altri non a chiacchierare, ma a realizzare, sapendo ciò che vogliamo.

Preghiamo perché quello che vogliamo

corrisponda a quello che il Signore vuole da noi per il Regno di Dio.

Carissimi,

non possiamo limitarci a piangere le vittime

dobbiamo preannunciare il futuro!

  1. Abbiamo difetti che combattono contro l’essere Popolo di Dio e che ostacolano e rallentano il compiersi della Volontà di Dio, qui sulla Terra come nel Cielo.

Viviamo in una società dove tutti siamo pronti a puntare il dito, dove non si fa altro che giudicare il prossimo.

Questo affligge soprattutto le giovani generazioni.

Per evitare giudizi, ci sentiamo costretti a curare la nostra immagine e ad indossare una “maschera” davanti agli altri, per essere accettati dalla massa.

 

  1. Evitiamo di giudicare e condannare;

invitiamo, invece, ad un impegno collettivo; con questo solo si può rendere il mondo un posto migliore.

Non si tratta solo di predicare la bontà, occorre essere buoni!

Occorre lavorare per la Verità, la Bontà, la Bellezza

come esperienza di Popolo, di noi come Popolo;

non basta essere individui che compiono il bene, il Bello, ma rimangono soli.

Dobbiamo avere il desiderio, l’aspirazione,

il sogno realizzabile di diventare Popolo di Dio.

  1. Non basta desiderare di andare in Paradiso.

Dobbiamo imparare a desiderare di costruire il Paradiso.

Non basta desiderare e pregare: occorre testimoniare la presenza del Paradiso,

iniziato da Cristo in quella Cena di più di duemila anni fa’ sapendo che quella Cena si perpetua e realizza ancora oggi per mezzo di noi che condividiamo i sogni di Gesù e la sua speranza.

Dobbiamo, anche noi, avere coraggio di parlare del suo Regno.

Parlare di quel Regno che ricordiamo nel Padre nostro,

che spesso recitiamo,

ma che, non sempre, fa palpitare il cuore quando diciamo

“Venga il tuo Regno”.

 

Questa espressione era il sogno di Gesù e dei primi cristiani.

Sono anche il nostro sogno? O abbiamo cessato di far parlare la Speranza?

A poco a poco la grande speranza predicata da S. Paolo

ha cessato di animare l’attesa della maggior parte dei cristiani?

Ci siamo abituati a chiamare “Salvezza”

soltanto la salvezza della nostra anima,

dimenticandoci che l’Uomo è indivisibile nella sua persona

e che la Redenzione e la Speranza riguardano “tutto” l’Uomo?

  1. L’Eucaristia che oggi celebriamo è costruire ponti e non abissi.

 

L’Eucaristia ci aiuta ad essere cittadini in un Popolo:

convocati per una scelta, chiamati ad una lotta,

chiamati alla appartenenza ad una società e ad un popolo

(che, quando è convocato dall’Eucaristia diviene Popolo di Dio).

Non siamo chiamati ad essere mucchio,

Non siamo chiamati ad essere massa,

ma popolo e Popolo di Dio che condivide, non contrasta.

  1. Il tempo che stiamo attraversando

è l’occasione per decidere e per sostenere una vita sociale e politica di diritti umani che aiuti la costruzione di un’identità nazionale e cittadina basata sulla memoria, la verità e la giustizia.

È l’occasione per rileggere la storia secondo una chiave di speranza.

È l’occasione per mobilitare le energie sociali attorno a un progetto più generoso, ampio, che valorizzi tutte le no­stre potenzialità.

Questa idea di progetto, che percorre diverse tappe della nostra storia, si presenta come

un sogno, in concreto realizzabile,

una Speranza affidabile;

è guardare al futuro, scriverlo, co­struirlo, giorno per giorno, con decisioni e azioni in dialogo armonico con il dono ricevuto.

Il progetto è la nostra inten­zione e speranza,

è come cercare di anticipare la storia.

 

  1. Gesù Cristo, Signore della storia, abbiamo bisogno di te.

Ci sentiamo feriti e oppressi.

Abbiamo bisogno del tuo conforto e della tua forza.

Vogliamo essere nazione, una nazione la cui identità

sia la passione per la verità e l’impegno per il bene comune.

Dacci il coraggio della libertà dei figli di Dio

per amare tutti senza escludere nessuno,

privilegiando i poveri e perdonando quelli che ci offendono,

rifiutando l’odio e costruendo la pace.

 

Concedici la saggezza del dialogo e la gioia della speranza che non delude.

Tu ci convochi.

Siamo qui, Signore, vicini a Maria, che,

dai monti del Carmelo e dalla Parola di Dio,

ci dice:

Canta e cammina!

Gesù Cristo, Signore della storia, abbiamo bisogno di te. Amen.

  1. “Donna perché piangi?” Non ci accorgiamo più che Dio in Gesù è fra noi.

Abbiamo occhi in lacrime, perché pronti a guardare solo la nostra miseria.

Diciamo a questa città tutta:

  1. dì il nome di Dio, prendi Dio a sostegno e luce per la tua storia,

racconta Dio ai tuoi giovani figli

perché non si ammalino di solitudine

e non si ritrovino schiavi di pericolose libertà;

prega non per essere una città religiosa,

piuttosto una città lieta e bella,

dove splende la bellezza e la dignità di uomini e donne

che sono e vivono la paternità.

  1. Compi il bene: non programma per la pigrizia,

né campo aperto per le violenze dei furbi,

né sogni di fatui spiritualismi.

La città “bella” non è la città simile a quella costruita da Caino.

La città di oggi non ha bisogno di un lamentoso pettegolezzo,

né di asservimento a stanche ideologie,

né tanto meno di privilegiati e storici arroccamenti.

La città, oggi, ha bisogno di me!

La città ha bisogno di una Chiesa serva della verità di Dio

e della Sua misericordia;

ha bisogno di solidarietà per un recupero di felicità più diffusa;

ha bisogno di una politica di condivisione misurata sulla persona e non sulle appartenenze;

ha bisogno di una cultura che metta la scienza e il sapere al servizio di tutti;

ha bisogno di prossimità per essere attenti samaritani e non frettolosi ed egoisti analisti del sociale;

ha bisogno di bellezza, goduto risultato di una personale attenzione e partecipazione verso l’arredo urbano.

La città ha bisogno di essere casa serena ed educante

verso le nuove generazioni che custodiscono speranza,

ma che sembrano invecchiate da infeconde soddisfazioni”.

 

B u o n a   P a s q u a:

da   t u t t i   a   t u t t i ! !

Domenica 20 Aprile – Pasqua di Resurrezione

pasqua2014

 

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