Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO

GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO

(di Papa Francesco)

Dal 1° settembre (memoria ortodossa della divina creazione)

al 4 ottobre (memoria di Francesco di Assisi nella Chiesa Cattolica) siano giorni di meditazione e di preghiera contro il peccato di procurare danni al creato, attirando l’attenzione sulla crisi morale e spirituale che sta alla base dei problemi ambientali e del degrado.

 

  1. La terra grida…

Dio ci ha fatto dono di un giardino rigoglioso, ma lo stiamo trasformando in una distesa inquinata di «macerie, deserti e sporcizia» (Enc. Laudato si’, 161).

Non possiamo arrenderci o essere indifferenti alla perdita della biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi, spesso provocate dai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici.

«Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio.

Non ne abbiamo il diritto» (ibid., 33).

I cambiamenti climatici contribuiscono anche alla straziante crisi dei migranti forzati. Quando maltrattiamo la natura, maltrattiamo anche gli esseri umani.

Ascoltiamo «tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri» (ibid., 49), e cerchiamo di comprendere attentamente come poter assicurare una risposta adeguata e tempestiva.

 

  1. …perché abbiamo peccato

Dio ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15) con rispetto ed equilibrio. Coltivarla “troppo” – cioè sfruttandola in maniera miope ed egoistica –, e  custodirla poco è peccato.  «Un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio».

Di fronte a quello che sta accadendo alla nostra casa, possa il Giubileo della Misericordia richiamare i fedeli cristiani «a una profonda conversione interiore» (Enc. Laudato si’, 217), sostenuta in modo particolare dal sacramento della Penitenza.

 

  1. Esame di coscienza e pentimento

Il primo passo in tale cammino è sempre un esame di coscienza, che «implica gratitudine e gratuità, vale a dire un riconoscimento del mondo come dono ricevuto dall’amore del Padre.

«Nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici», siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente».

 

Come partecipi di un sistema «che ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, senza pensare all’esclusione sociale o alla distruzione della natura»,  pentiamoci del male che stiamo facendo alla nostra casa comune.

«Dio è più grande del nostro peccato», di tutti i peccati, compresi quelli contro la creazione.  Li confessiamo perché siamo pentiti e vogliamo cambiare. E la grazia misericordiosa di Dio che riceviamo nel Sacramento ci aiuterà a farlo.

 

  1. Cambiare rotta

L’esame di coscienza, il pentimento e la confessione al Padre ricco di misericordia conducono a un fermo proposito di cambiare vita.

E questo deve tradursi in atteggiamenti e comportamenti concreti più rispettosi del creato, come ad esempio fare un uso oculato della plastica e della carta, non sprecare acqua, cibo ed energia elettrica, differenziare i rifiuti, trattare con cura gli altri esseri viventi …

Non dobbiamo credere che questi sforzi siano troppo piccoli per migliorare il mondo. Tali azioni «provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente» (ibid., 212) e incoraggiano «uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo» (ibid., 222).

L’economia e la politica, la società e la cultura non possono essere dominate da una mentalità del breve termine e dalla ricerca di un immediato ritorno finanziario o elettorale.

 

«Che tipo di mondo desideriamo trasmettere

a coloro che verranno dopo di noi,

ai bambini che stanno crescendo?» (Enc. Laudato si’, 160).

  1. Una nuova opera di misericordia

Leggendo san Giacomo, «la misericordia senza le opere è morta in sé stessa. […]

La vita cristiana include la pratica delle tradizionali opere di misericordia corporali e spirituali.

Mi permetto di proporre un complemento ai due tradizionali elenchi di sette opere di misericordia, aggiungendo a ciascuno la cura della casa comune.

Come opera di misericordia spirituale: «la contemplazione riconoscente del mondo» (Enc. Laudato si’, 214) che «ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare» (ibid., 85).

Come opera di misericordia corporale, la cura della casa comune richiede i «semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo […] e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore» (ibid., 230231).

 

  1. In conclusione, preghiamo, non smarriamo mai la speranza: «Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato.

«O Dio dei poveri, aiutaci a riscattare i dimenticati di questa terra.
O Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto per tutti gli esseri di questa terra».
O Dio di misericordia, concedici di ricevere il tuo perdono
e di trasmettere la tua misericordia in tutta la nostra casa comune.
Laudato si’. Amen. (Dal Vaticano, 1 settembre 2016)

 

Esequie di Amatrice e di Accumoli  (Omelia del Vescovo don Domenico Pompili)

 

Mi hanno spezzato con la sabbia i denti, mi ha steso nella polvere.

Son rimasto lontano dalla pace, ho dimenticato il benessere”.

Sembra di risentire i sopravvissuti: un rumore assordante, pietre che precipitano come pioggia, una marea asfissiante di polvere. Poi le urla. Quindi il buio.

Il brano ispirato prosegue: “Buono è il Signore con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca. E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore”.

Si intuisce che Dio non può essere utilizzato come il capro espiatorio.

Al contrario, si invita a guardare in quell’unica direzione come possibile salvezza.

In realtà, la domanda “Dov’è Dio?” non va posta dopo, ma va posta prima e comunque sempre per interpretare la vita e la morte.

Come pure, va evitato di accontentarsi di risposte patetiche e al limite della superstizione. Come quando si invoca il destino, la sfortuna, la coincidenza impressionante delle circostanze.

A dire il vero: il terremoto ha altrove la sua genesi! I terremoti esistono da quando esiste la terra e l’uomo non era neppure un agglomerato di cellule. I paesaggi che vediamo e che ci stupiscono per la loro bellezza sono dovuti alla sequenza dei terremoti. Le montagne si sono originate da questi eventi e racchiudono in loro l’elemento essenziale per la vita dell’uomo: l’acqua dolce. Senza terremoti non esisterebbero dunque le montagne e forse neppure l’uomo e le altre forme di vita. Il terremoto non uccide.

Uccidono le opere dell’uomo!

Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò… sono mite e umile di cuore”.

Le parole del Maestro sono come un balsamo sulle ferite fisiche, psicologiche e spirituali di tantissimi. Troppi. Non basteranno giorni, ci vorranno anni.

Sopra a tutto è richiesta una qualità di cui Gesù si fa interprete: la mitezza.

Che è una ‘forza’ distante sia dalla muscolare ingenuità di chi promette tutto all’istante, sia dall’inerzia rassegnata di chi già si volge altrove.

La mitezza dice, invece, di un coinvolgimento tenero e tenace, di un abbraccio forte e discreto, di un impegno a breve, medio e lungo periodo.

Solo così la ricostruzione non sarà una ‘querelle politica’ o una forma di sciacallaggio di varia natura, ma quel che deve: far rivivere una bellezza di cui siamo custodi.

Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta. Abitiamo una terra verde, terra di pastori. Dobbiamo inventarci una forma nuova di presenza che salvaguardi la forza amorevole e tenace del pastore.

Come si ricava da un messaggio in forma poetica che mi è giunto oltre alle preghiere:

“Di Geremia, il profeta, rimbomba la voce: ‘Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più’.

Non ti abbandoneremo uomo: l’ombra della tua casa tornerà a giocare sulla natia terra. Dell’alba ancor ti stupirai”.

 

di don Lamberto:        L’Utilità al posto della Bellezza?!

… e domandarci non: … e la Natura?!, ma: … e l’Uomo?!

Propongo questi scritti per la meditazione e la preghiera;

ma non solo: per un cambiamento delle nostre scelte.

Se non cerchiamo la Bellezza,

l’Utilità, prima o poi, ci verrà a mancare.

Troveremo sempre qualcuno più egoista di noi che sarà capace

di far valere i propri interessi a discapito di quelli nostri e della comunità.

 

(Auguro ogni bene e chiedo una sicura preghiera per ogni fratello o sorella in Cristo).

 

 

I Commenti sono chiusi

Sito Famiglia Cristiana
  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprova più tardi.