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Don Benedetto Baldi

Il servo di Dio don Benedetto Baldi

parroco della parrocchia Ss. Filippo e Giacomo e fondatore del Monastero “Monte Carmelo”

(Dal volume “Cronaca della Parrocchia Ss. Filippo e Giacomo…”)

Il 14 luglio 1631, da Francesco Baldi, di Città di Castello, e da Arcita, sua consorte, nacque a Vetralla Benedetto Baldi. La famiglia era povera e, quando vennero a mancare i genitori, Aurelia Vareschi, zia di Benedetto, lo iniziò agli studi. La medesima Aurelia Vareschi divenne poi monaca nel Monastero del Carmelo, al quale donò anche i suoi beni. Fu allievo prediletto di Padre Giovanni Fozi, della Compagnia di Gesù, il quale lo collocò presso i Padri dell’Oratorio di San Filippo Neri, a Roma.

Nel 1647 ricevette la tonsura dal Vescovo Francesco Maria Brancacci; il 28 maggio del 1649 riceve gli Ordini Minori. Nel settembre del 1654 ricevette il Diaconato nella Basilica Lateranense e lì fu consacrato Sacerdote il 25 maggio dell’anno 1655. Il giorno seguente, 26 maggio, celebrò la prima Messa. Tornato a Vetralla, pupillo del Vescovo Brancacci di Viterbo, fu nominato Canonico della Collegiata di S. Andrea Apostolo in Vetralla l’11 settembre 1655. Rimasta vacante a Vetralla la Parrocchia di S. Giovanni Evangelista, assunse l’incarico di parroco l’8 aprile 1659.

Don Benedetto, dopo che vari tentativi di istituire un monastero in Vetralla erano andati a vuoto, non rinunciò all’idea di istituire un monastero a Vetralla ed esaminò la possibilità, insieme al canonico Zelli, di dare come sede, dopo opportune trasformazioni, la Rocca.

Si presentò al Vescovo, cardinale Brancacci, mettendolo al corrente di questo progetto; non avendo avuto nulla da opporre a questo disegno, don Benedetto si rivolse ai notabili del Comune, allora in carica, e suggerì loro di domandare alla Camera Apostolica di retrocedere il dominio utile della antica Rocca al popolo vetrallese per insediarvi il monastero. Su pressione del vescovo Brancacci, il Municipio di Vetralla avanzò istanza alla Camera Apostolica, al Papa Alessandro VII, affinché volesse donare la Rocca di Vetralla al Comune ed al popolo per l’erezione in essa di un Monastero.

Don Francesco Paolocci ricorda: ”Aggiungo due documenti affatto inediti riguardanti il primo la concessione sovrana della Rocca al Comune per fondarvi il Monastero…”. La retrocessione fu accordata da Papa Alessandro VII a condizione che fosse  pagato, nel giorno della festa dei Santi Pietro e Paolo, un canone perpetuo di scudi 6 in oro. Il 20 giugno 1662, con un atto conservato nel Libro Bello (a carta 112), il Comune accettò il possesso del maniero. Il 7 luglio del 1662 la Rocca fu donata alla città.

Il 12 agosto 1664 il Vescovo, cardinale Brancacci piantò una nuova croce per erigere il monastero nelle strutture della Rocca ormai diruta e da se stesso disegnò i progetti per le nuove officine e i dormitori. Il 29 dicembre don Benedetto Baldi venne autorizzato ad intraprendere la trasformazione della Rocca.

Da quei giorni iniziarono i lavori di adattamento della struttura alle esigenze del Monastero. L’opera si protrasse per alcuni anni non senza incidenti, tra cui crolli di mura, deficienze pecuniarie, gravi sacrifici economici (dove non arrivavano le offerte arrivavano i denari di don Benedetto); ma, sui primi del 1668, fu in parte compiuta e resa abitabile.

Il 19 marzo del 1668 il Cardinale Brancacci introdusse nel Monastero le giovani aspiranti alla vita religiosa, preparate e formate da don Benedetto che fu nominato Confessore del Monastero ed ebbe come coadiutore nella parrocchia don Alessio Serafini.

Nel febbraio del 1669, dopo le richieste di don Benedetto Baldi, il Papa Clemente IX inviò a Vetralla le Fondatrici del Monastero, facenti parte delle Monache Carmelitane di Roma, dette Barberine e, il 10 marzo, fecero il loro ingresso solenne nel Monastero.

Nel 1670, resasi vacante la Parrocchia Ss. Filippo e Giacomo per la morte di don Felice Bassanelli, essendo la chiesa di tale parrocchia più vicina al Monastero delle Carmelitane, il 6 agosto, vi fu nominato parroco don Benedetto Baldi.

Il 24 giugno del 1679 don Benedetto fu colpito da una malattia causa di forti sofferenze e che lo lasciò soltanto dopo il 14 del mese di agosto: i fedeli della parrocchia pregavano in chiesa per la sua salute e lui, attraverso la grata che univa la casa alla chiesa, ascoltava le loro preghiere; le monache del Monastero si univano con fervore alla preghiera dei fedeli.

Alla fine del 1693 don Benedetto, ridotto impotente a tutto a causa di forti dolori allo stomaco, nel novembre, soffrì di fortissima febbre. Si riebbe per le feste natalizie e poté celebrare la s. Messa. Al principio del 1694 fu coadiuvato nella assistenza spirituale alle monache da don Giovanni Battista Renzoli. Il 2 luglio 1694 venne assalito di nuovo dalla febbre; il 16 luglio poté celebrare la S. Messa nella festa della Madonna del Carmelo; seguirono giorni alterni tra febbre e miglioramenti.

L’11 agosto del 1694, la campana della chiesa  Ss. Filippo e Giacomo annunciò l’agonia di don Benedetto; il popolo di Vetralla si radunò nella chiesa in preghiera per il parroco. Alle ore 15,15, assistito dai par roci don Pietro Lante, don Alessandro Marchetti e don Luca Cianfana, che gli successe nella parrocchia Ss. FiIippo e Giacomo, don Benedetto Baldi passò a miglior vita nell’età di anni 62 e giorni 18, dei quali per 27 anni fu confessore delle monache del Monte Carmelo. Gli fu data provvisoria sepoltura nella chiesa parrocchiale Ss. Filippo e Giacomo, vicino all’altare maggiore. Quando fu inaugurata la chiesa del Monastero, il 25 maggio 1711, nella cappella a destra della chiesa, dedicata a S. Lui gi Gonzaga, sulla parete a fianco dell’altare, vi fu murata una lapide con la seguente epigrafe:

“Benedictus Baldi sacerdos Vetrallensis

a coelo datus ad hoc Monasterium erigendum

non minus in fabrica quam in spirito primitivo carrnelitarum

sancto perfecto munere

fuit coelo redditus

Xl augusti MDCXCIV aetatis suae an. LXIII”.

“Questa semplice scritta sovrastava il luogo dove giacevano le spoglie mortali del rev. Don Benedetto Baldi, rettore della vicina chiesa parrocchiale del Ss. Filippo e Giacomo, che, racchiuse in una cassetta di zingo, andata dispersa durante gli eventi bellici che funestarono Vetralla l’anno 1944, vennero ritrovate per un fortuito caso tra le rovine della chiesa distrutta, mentre si stavano eseguendo i lavori di sgombero delle macerie.

E proprio chi scrive le odierne note, trovandosi sul posto per ragioni di ufficio, si premurò dì farle avere subito alla Superiora (Priora) pro tempore del Monastero, la Principessa (Duchessa) suor Angelica Pignatelli di Montecalvo”.

Ricordi orali, non documentati in altro modo, affermano che, mentre avvenivano questi eventi, narrati da Crispino Grispini, e si scavava, dopo i bombardamenti, per recuperare ciò che era possibile dalla distruzione, un ragazzo fosse corso dalla priora del monastero gridando: ”C’è un prete! C’è un prete!”, intendendo che sotto le macerie, nelle tombe aperte dal bombardamento, era stata aperta una bara con un prete dentro. Accorsa la priora vide insieme ai presenti il corpo intero di don Benedetto, vestito della talare, che gradualmente, però, a contatto con l’aria, svaniva in cenere. Le rimanenti ossa furono prese in consegna dalla priora del monastero, quindi tumulate.

“Restituite così le dette spoglie alla devota destinazione originaria, le suore carmelitane hanno potuto avere il sommo privilegio di custodire nel sepolcreto dell’artistica chiesina attigua al loro nuovo monastero, eretto presso la Villa Canonica, oltre alla salma del Cardinale Domenico Tardini, Segretario di Stato di Sua Santità ed Arciprete della Patriarcale Basilica Vaticana, deceduto a Roma il 30 luglio 1961, anche i resti del Beato Sacerdote vetrallese don Benedetto Baldi, benemerito fondatore del loro antico monastero”.

 

Sito Famiglia Cristiana
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