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11  MARZO 2018 IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE – ANNO B

11  MARZO 2018 IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE – ANNO B

 

La Parola di Dio, oggi, chiede di “Rallegrarci”.

 

Rendiamo visibile la Bellezza di Gesù, il Figlio dell’uomo, innalzato sulla Croce.

 

A.   Quale per noi il significato della parola di Dio, che in mezzo a noi ancora si fa “Carne”?

 

1.    Dalle Sacre Scritture impariamo che chi non crede nel nome di Gesù Figlio di Dio è condannato perché la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce.

Sacerdoti e popolo, nelle nostre infedeltà, disprezziamo le parole dei messaggeri di Dio e li scherniamo.

Abbiamo smarrito la strada: “Perciò io vi dico: a voi sarà tolto  il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”(Matteo 21,43).

 

2.    Nella Storia:

Della Bellezza si è perso il significato e la si è coscientemente distrutta. Nel distruggere Bellezza distruggiamo anche il Cristianesimo. Inchiodati sul rispetto dell’etica e della morale, cerchiamo di fare il bene, ma una Chiesa brava non attira nessuno, perché è solo una Chiesa bella che fa innamorare.

Abbiamo una Chiesa intraprendente, stanca per quanto bene realizza, che però non affascina nessuno e dietro la quale non si incammina nessuno. Siamo bravi, ma nessuno ci vuole seguire.

 

Come i prigionieri di Israele, la Comunità Parrocchiale, dalla Sacra Scrittura tragga la preghiera: “Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci della Città di Dio.

Si vuole che il nostro cuore canti: «Cantateci canti di Sion!».

La risposta che oggi possiamo dare: Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”.

B. Come, dunque, possiamo realizzare, oggi, qui, Bellezza? Impossibile agli uomini, possibile a Dio.

 

1.    Le Sacre Scritture nell’Epifania ci hanno chiesto di tornare a casa per un’altra strada. Stiamo provando a farlo sapendo che Dio irrompe nella Storia anche violentemente e manifesta la sua Parola come un giorno “nell’anno primo di Ciro, re di Persia,, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia”.

Ciro re dei Caldei, estraneo a Israele e alla Parola di Dio, quella ufficiale, diviene il mezzo della Presenza della Parola che si fa Carne già nell’Antico Israele, nella Storia che tutta è Sacra, e che, rifiutata dai figli, è costruita da estranei più vicini dei figli.

Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo. Per grazia siamo salvati mediante la fede.

Questa salvezza non viene dalle nostre opere, ma è dono di Dio che mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirci, perché aveva compassione di noi, suo popolo.

Dio vuole che nessuno di noi vada perduto, ma abbia la vita eterna.

 

2.    Dalla Storia:

E se sapessimo leggere la Storia come Storia Sacra ben altre imprese troveremmo della presenza di Dio nella Storia.

Oggi, dalla Parola di Dio,  che si è fatta carne per noi nel Concilio Vaticano II°, abbiamo iniziato la conversione di tutto il Creato.

“Si tratta di portare la fede alla sua piena identità, togliendo dalla Fede ciò che solo apparentemente è fede, ma, in verità è convenzione e abitudine”.

Questo compito e questa vocazione abbiamo volentieri accolto dalla Parola e vi stiamo lavorando, ci stiamo impegnando per sognare un mondo diverso e migliore.

A questa “Utopia”, con Papa Francesco, noi crediamo. Insieme con lui la rendiamo credibilmente reale.

Nelle scelte che la Comunità Parrocchiale sta compiendo tutto questo irrompe nella nostra vita.

Come un tempo l’imperatore Ciro, così oggi ogni persona amante della Verità e della Giustizia collabori alla venuta del Regno.

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