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20 – 08 – 2017 Domenica XX T.O.

2017-8-20 Domenica XX T.O.a
“Desiderare follemente“
Il Dio della S. Bibbia nella Vita e nella Storia per tutto il Creato
Fratelli,
Gli Israeliti, Popolo del Signore, non fedeli a Dio, quasi da lui rifiutati, sono diventati mezzo di riconciliazione del mondo. Quando si riavvicineranno alla Verità saranno paragonabili ad una Resurrezione (passeranno di nuovo dalla morte alla vita).
Questo accade perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
La Promessa del Signore rimane fedele per sempre.
Noi, un tempo, prima di Gesù, eravamo pagani, disobbedienti, come gli Israeliti, a Dio; ora, noi e loro, abbiamo ottenuto misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza,
per essere misericordioso verso tutti!
La riflessione sulla Parola di Dio ricorda che non basta solo nascere, bisogna vivere: anche gli stranieri, se aderiscono al Signore, se sono suoi servi per amare il Nome Suo, se si guardano dal profanare la Festa e restano fermi nella risposta alla chiamata di Dio, Dio li colma di gioia nella casa di preghiera.
Perfino i loro sacrifici gli saranno graditi perché la sua casa è casa di preghiera per tutti i popoli».
Pensiamo quanto abbiamo realizzato per la nostra casa di preghiera:
lo abbiamo ricordato nella festa della Assunzione!

Non ne siete sicuri?
Nel Vangelo una donna Cananèa, pagana, si mise a gridare:
«Pietà di me, Signore, figlio di Davide!».
I discepoli implorarono Gesù di ascoltarla e non lo fecero per pietà;
lo fecero perché dalla sua insistenza erano disturbati:
«Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!».
Gesù, fingendo disinteresse, vuole che la donna e i discepoli capiscano il valore dell’impegno per una Vita e una Storia migliori:
«Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
La preghiera insistente, quasi ostinata: «Signore, aiutami» costringe Gesù a suggerire e ispirare una fiducia ancora più forte e incrollabile:
«Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
«È vero, Signore; eppure i cagnolini mangiano le briciole dei padroni».
Gesù ammira il risultato voluto dalla sua parola ed esclama: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».

Che anche noi sappiamo invocare e forzare Gesù che risponderà:
“Avvenga per voi come desiderate”.
“Desiderare follemente”
“Operare – Rendere Storia”, non la nostra presenza, ma la presenza di Dio.

15 – 8 – 2017 Assunzione della B. V. Maria

2017-8-15 Assunzione della B. V. Maria

“ Andare oltre”

 

Chiedo di celebrare particolarmente questo giorno.

Perché?

Era il 15 agosto quando scoprimmo il tetto per iniziare il restauro di questo Tempio.

Pioveva e oggi è necessaria la pioggia per lavare ogni immondizia (osservazioni sciocche non sono ancora finite).

La Parola di Dio nelle letture della festa della Assunzione ci insegnano:

la Festa per il Tempio

la Festa del Tempio di Dio che siamo noi.

L’Augurio:

che questo popolo divenga Popolo di Dio

viva radunato

per la gloria di Dio e la gloria dell’Uomo (secondo la gloria di Dio).

Dalle letture:
Davide convoca tutto Israele di Dio a Gerusalemme,

per far salire l’Arca del Signore nel posto che le aveva preparato.

I figli sollevino l’arca di Dio sulle loro spalle

Chi dedica la sua vita al Vangelo tenga pronti i loro fratelli,

I cantori, levando la loro voce, facciano udire suoni di gioia.
Il Tempio, dimora di Dio, sia al centro della dimora dell’uomo.

Vengano offerti sacrifici di comunione davanti a Dio.
Sia Benedetto il Popolo nel nome del Signore.
Che il Signore accolga i suoi consacrati.

Il testo della lapide sottintende direttamente e indirettamente la Parola di Dio proclamata

e il desiderio dei suoi fedeli, suo Popolo:

«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:

qui risiederò, perché l’ho voluto».

Qui, per alcuni che diciamo morti ma non lo sono

“La morte è stata inghiottita nella vittoria”

Qui, per  noi che siamo viventi,

Sotto questa pietra i loro e i nostri nomi sono viventi.

Modo di ragionare  umano è dare gloria alle parole e ai gesti dell’uomo:

«Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». 

Modo di ragionare della Parola di Dio e dell’Uomo di Dio: dare gloria alla Parola di Dio che si invera nell’Uomo Credente e Vivente.

La loro Memoria, qui, nel Tempio,

aspetta ardentemente la Libertà della gloria dei Figli di Dio (Romani 8,18-27)

«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Sia lode alla Parola di Dio, Cristo Gesù.

Siano rese grazie a Dio,

che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

 

Non è disprezzo per chi agisce in altro modo:

è prendere dovute distanze da chi apprezza più carriere umane

che la Goria di Dio.

 

13 – 08 – 2017 Domenica XIX T.O.a

San Paolo scrive ai Fratelli in Cristo: “Vi dico la verità in Cristo, non mento.

Ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua:

Voi dite di essere Cristiani, di avere la gloria dei Figli di Dio, di frequentare la Messa, il culto, di credere alle promesse di  Cristo”.

Così dite, così diciamo. Ma

Quale incontro e dialogo cerchiamo

quando il Signore passa vicino a noi?

Un vento impetuoso e gagliardo da spezzare le rocce?

Il Signore non è questo e non passa con questo vento.

Un dialogo come un terremoto?

Il Signore non ama questi incontri, né terremoti.

Un fuoco che bruci tutto il male?

Il Signore non ama soluzioni miracolistiche.

Possiamo avere solo un incontro come la voce tenue del silenzio.

Come Elia, copriamoci il volto, usciamo dai condizionamenti

ai quali sottoponiamo Dio; fermiamoci all’inizio di una nuova strada.

Gesù ci costringe, quasi, a salire sulla sua barca per precederlo su altre rive.

Lui, per noi, sul monte, in disparte, anche di notte, da solo … per noi a pregare.

E’ vero: la barca è agitata da onde; il vento ci è davvero contrario.

Vedendo Gesù che compie cose grandi per noi, almeno non rimaniamo sconvolti gridando dalla paura: «È un fantasma!».

Gesù, ugualmente, anche allora nel silenzio dice:

«Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

La nostra fede, povera come quella di Pietro, esige spesso prove da Dio: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».

Il Signore accoglie anche queste richieste e dice: «Vieni!».

Come risposta non corriamo, subito, da Gesù e poi, come Pietro, con scuse e paure, quasi incolpassimo Gesù delle nostre insicurezze, non gridiamo: «Signore, salvami!» …

Anche allora, subito, Gesù (quello della voce tenue del silenzio), tende la mano, ci afferra: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Rimaniamo, ammirati, con gioia e speranza,

non per paura di punizioni ben meritate,

acclamiamo:                    «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

 

Come Un Giornale – Estate 2017

 


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2017-8-6 Trasfigurazione del Signore

2017-8-6 Trasfigurazione del Signore

“Carissimi,

vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza”.

Nel nostro affidarci a Gesù

non ci sentiamo né illusi né creduloni.

 

In Cristo Gesù può essere riposta

la Speranza di una vita serena.

In Lui è riposta anche la “Gloria futura” che significa Gloria “già iniziata” e che si completerà oltre i traguardi parziali e temporanei terreni.

E’ Gloria che continuamente cresce e si sviluppa come il “granello di senape” e al termine e durante la sua storia gli uccelli vi possono fare nido.

La Trasfigurazione appartiene continuamente alla vita di Gesù, appartiene continuamente anche alla nostra vita.

 

Gli accadimenti, la gloria del Vangelo

noi li abbiamo sperimentati. Vissuti.

Alla Trasfigurazione di Cristo e, per suo mezzo,

dell’Uomo e di tutto l’Universo

facciamo “bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino”.  

Questa spunterà anche per noi quando saremo capaci di vedervenire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo”; il suo potere è un potere eterno,  che non finirà mai,

e il suo regno non sarà mai distrutto”.

 

Lunga

“Carissimi,

vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo,

non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate,

ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza”.

 

Le parole della Sacra Scrittura «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento»

sono dette e scritte per noi che abbiamo conosciuto Gesù perché, nel nostro affidarci a Lui, non ci sentiamo né illusi né creduloni.

 

Il linguaggio della Parola di Dio non è favoloso o irragionevole: i linguaggi, i fatti che riguardano la Parola sono diversi da quelli del nostro modo comune di essere e di parlare, ma la sostanza del discorso del Vangelo riumane valido per tutti e per sempre.

Cambiano le parole, muta il linguaggio, rimangano i significati.

La Parola di Dio non è superficiale.

 

In Cristo Gesù può essere riposta la Speranza di una vita serena.

In Lui riposta anche la “Gloria futura”.

Cosa è, cosa significa: “Gloria futura”?

E’ Gloria “già iniziata” e che si completerà oltre i traguardi parziali e temporanei terreni.

E’ Gloria che continuamente cresce e si sviluppa come il “granello di senape” e al termine e durante gli uccelli vi possono fare nido.

 

“Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte”.

Non è creazione del nostro subcosciente.

 

Questa verità e questa gloria è annunciata e proclamata anche dalla seconda lettera di san Pietro apostolo: quando Gesù ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria; quelle parole ci sono state rivolte “non perché Gesù in quel momento divenne Figlio,

ma perché noi, in quel momento, lo abbiamo conosciuto come tale”.

Questo accadimento, questa gloria noi li abbiamo sperimentati. Vissuti.

Se non bastasse questa nostra testimonianza,

“abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti,

alla quale” facciamo “bene a volgere l’attenzione

come a lampada che brilla in un luogo oscuro,

finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino”.  

 

Quando spunterà nei nostri cuori la stella del mattino?

quando saremo capaci di veder “ venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo”:

il suo potere è un potere eterno,  che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto”.

 

Vale la pena raccontare queste verità?

prima di sperimentare la morte e la resurrezione del Signore Gesù, no!

perché Gesù condusse con sé solo Pietro Giacomo e Giovanni, su un alto monte, in disparte, loro soli e

ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto,

ma di farlo e proclamarlo “quello che avevano udito in segreto, sui tetti “

dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti

perché la Luce illumini tutti quelli che sono in casa.

E così fecero i discepoli – apostoli.

Così facciamo noi discepoli – apostoli.

 

30 – 7 – 2017 Domenica XVII T.O. a

2017-7-30 Domenica XVII T.O. a

Fratelli,

non sentendoci preparati alla grande missione del Regno di Dio e,  talvolta, non sapendo come regolarci, preghiamo il Signore perché ci liberi dall’impegno della testimonianza cristiana.

 

Su questo facciamo, però, attenzione perché  il Padre ci ha predestinati ad essere come Gesù, ad imitarlo; ci ha chiamati; ci ha giustificati, ci ha anche glorificati.

E ricordiamo che, quando noi amiamo Dio, tutto concorre a costruire il bene.

 

Domandiamo, in quei momenti, nella preghiera, la Sapienza del cuore

perché, ciò che noi chiediamo e vogliamo, il Signore, Lui, ci concede. 

Chiediamo un cuore docile che sappia districarsi e scegliere tra il bene e il male;

sappia discernere quali mezzi usare per rimanere fuori del mondo eppure completamente immersi nel mondo; sappia rendere giusto il suo popolo.

 

Non ci spaventiamo se gli impegni sembrano tanti e tanto grandi.

Il Signore concederà un cuore  saggio e intelligente che potrà comprendere intimamente i messaggi del Vangelo e ricorda:

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

O è come una rete da pesca: quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Con l’ispirazione del Signore impariamo a mettere insieme cose nuove e cose antiche; impariamo a non porci sempre in alternativa a tutto

(Quando pensiamo che noi tutto sappiamo e gli altri o sono farabutti o sono cretini:

il presunto nostro linguaggio su Dio crea l’ateismo pratico di molti!).

Facciamo attenzione che la nostra parte sia il Signore e non i nostri egoismi.

Osserviamo le parole del Signore e i suoi comandi, riteniamo meravigliosi i suoi insegnamenti; impariamo a custodire la Parola di Dio perché la rivelazione delle sue parole illumina, dona intelligenza ai semplici.

 

O Padre, donaci sapienza

per avere il discernimento dello Spirito,

perché sappiamo apprezzare,

vivendo fra le cose del mondo,

il valore inestimabile del tuo Regno.

 

16-7-2017 Domenica XV T.O. a

2017-7-16 Domenica XV T.O. a

La Parola di Dio: sogno avverabile di un Mondo Redento

 

Vorrei invitarvi a ripensare (in qualche parte un po’ difficile) alle parole del canto: “Parola di Dio” e confrontarle con i seguenti testi della Sacra Bibbia:

 

Dal libro del profeta Isaia 55, 10-11

«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che  desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 18-23 Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.

L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.  La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.  Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi.

Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Dal vangelo secondo Matteo 13,1-23 

Gesù parlò di molte cose con parabole.

E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Una parte del seme cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno.

Chi ha orecchi, ascolti». I discepoli  gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».

«Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha.

Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.  Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,

sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano.

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.

Il seme seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende;

questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». 

9-7-2017 Domenica XIV T.O.a

2017-7-9- Domenica XIV T.O.a

La Vita si manifesta per mezzo del nostro Linguaggio

 

  1. “Fratelli, se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo,

non gli appartiene. Voi, però, non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi.

Da cosa si vede che lo Spirito di Cristo abita in voi?

Dal vostro “Linguaggio”.

E se lo Spirito di Dio abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

  1. Il Signore, giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino.

Esulta grandemente, giubila, Popolo del Signore, perché il Signore annuncerà la pace alle nazioni.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti

e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

 

  1. Nessuno conosce il Padre se non il Figlio

e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

 

  1. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,

e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me,

che sono mite e umile di cuore,

e troverete ristoro per la vostra vita.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

La Dignità è anche non vergognarsi di cavalcare un Asino.

Impariamo da LUI.

 

… e sta accadendo ora …

Quella notte

nella quale guardavamo, ammirati, i “fuochi artificiali” su Baghdad.

 

Quante sono le Baghdad create dai “giustizieri – diffusori di democrazia” occidentali?!

Non serve, e non basta, dire: “Io, quella notte, non ho esultato”.

 

Questi giorni nei quali vediamo, spaventati, le distruzioni di Mossul:

le donne, i bambini, i vecchi, i feriti, i sacchi neri dei morti;

quella bambina con nelle mani

i resti enormi di un cocomero diviso, spezzato, chissà con chi,

come brani di carne stracciati da iene  da  cadaveri di animali uccisi.

 

E domandare

chi e quali misfatti ha commesso chi ha “fatto fuori” Saddam,

chi ha massacrato, vigliaccamente, Gheddafi;

e domandarsi ancora perché non sono loro, anche loro assassini,

a prendersi il peso del dolore che ogni giorno sbarca sulle nostre spiagge

e, invece, perché sono, proprio loro, a “prendersi il peso”,  mandando le loro Ong ,

a scaricare le sofferenze e i sofferenti sulle nostre spiagge

guadagnando prima sulle bombe e dopo sulle cure per riparare le bombe

e vederli  indignarsi perché un giudice osa dire la verità

e in nome di una “carità pelosa” fare soldi preziosi e sporchi di luridume e di sangue.

 

Potranno  i cristiani veri fare qualcosa?

Si, forse,

se non gridiamo semplicemente allo scandalo

contenti di aver fatto le nostre quattro chiacchiere

e poi lasciare che ogni cosa faccia il suo corso

inermi, volontariamente, di fronte a chi sa lucrare sui morti e sui vivi.

 

Cosa?

Curare le nostra cultura, curare la Bellezza che abbiamo

invece che aiutare a deturparla ancora

e insegnare, a chi è qui e a  chi viene,

ad onorare Bellezza, a rispettare la carità,

a non cercare elemosina ma giustizia

a gridare contro chi ha causato i loro mali

a richiedere e pretendere la loro e la nostra giustizia

a ristabilire Verità

perché non si ripetano ancora i “fuochi artificiali” su ogni Baghdad.

 

“Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
Benedetto l’uomo che confida nel Signore” (Geremia 17,5-8).
Perché non succeda

che i ripescati dal mare e dai gommoni non sparino, oggi, su di noi

e, in loro vece, lo facciano, domani, i loro figli.

 

Almeno una preghiera per queste intenzioni.